Sognando l'Oriente

di Massimiliano Raso

Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.” Nella Genesi l’Oriente viene descritto come un luogo ricco di fiumi, prati e animali dove Dio fece spuntare dal terreno ogni sorta d’alberi, tra cui l’albero della conoscenza del bene e del male. Stando alle Sacre Scritture, dunque, "ad oriente" verrebbe collocato il giardino paradisiaco che Dio avrebbe creato per far vivere l'uomo fatto a sua immagine. L’Oriente, in effetti, è sempre stato un luogo carico di fascino ed ha ispirato numerosi racconti fantastici. Attraversato da condottieri, naviganti, ladri e schiavi, imperatori e soldati, fu Alessandro Magno, nella sua avanzata verso il centro dell’Asia, a conquistarlo quasi per intero, incontrando sul suo cammino città leggendarie come Samarcanda, la Persia divisa in regni dove vivono splendidi cavalli, fino all’odierna Afghanistan per sposarne la figlia di Dario. La terra da dove sorge il Sole, oltremodo, viene descritta dai mercanti Veneziani come misteriosa, di mari in tempesta e deserti di predoni. Marco Polo, tra i grandi esploratori a tramandarci notizie, racconta un’esperienza incredibile: a contatto coi briganti, di vie insicure di comunicazione, alla ricerca della 'Via della seta', sono solo alcuni episodi per raggiungere l'impero Khan. In cambio il veneziano, però, riporta indietro pietre preziose sconosciute in Occidente, spezie e cotone dell'India, giada, seta e delle invenzioni dalla Cina.

Plinio il Giovane scrisse: “Fortunati coloro ai quali gli dei hanno concesso il dono di compiere cose degne di essere raccontate o di scrivere cose degne di essere lette, ma assai più fortunati quelli che ebbero l’uno e l’altro dono”. All'ultimo Festival dell'Oriente che si è svolto ad ottobre in Puglia, in un’ambientazione esotica che richiama la storia, tra cerimonie, folkore, spettacoli, danza, musica e colori, si sono alternati momenti lodevoli di essere narrati per il grande valore culturale. Io stesso ho voluto capire, addentrandomi in questo sconfinato mondo orientale, quasi potessi vederle quelle terre lontane e assaporarne tutti i profumi, andando incontro a quel mondo orientale semplicemente stando in Italia, a Bari. Ho voluto vivere ogni sensazione di quelle atmosfere vivaci che si rincorrevano negli affollati mercati tradizionali e nei vari bazar orientali tra odori provenienti dalla cucina Tailandese, Indiana, Giapponese, Cinese, Mongola, Tibetana, Nepalese, dello Sri Lanka; oppure catapultato a fare lezione di tai chi chuan, concentrato in uno yoga piuttosto che attento ai maestri del the, alla preparazione dei sushi, alla bio musica, alla scrittura tradizionale e dulcis in fundo un bel massaggio esotico con sottofondo melodia cinese tradizionale, del resto ero in Oriente. La danza è stata la protagonista del Festival dell’Oriente: dall’arte dei tamburi giapponesi alle danze orientali, sufi e indiane, alle danze tibetane e thailandesi alla danza Uighur, particolare danza che trae origine dalla religione Uygur, influenzata fin dai tempi antichi da una varietà di altri dogmi, ad esempio buddismo, sciamanesimo, islamismo.

Non possiamo esserne certi, nonostante il libro dei libri indichi l'Oriente quale paradiso terrestre. Tutto quello che ho potuto vivere, però, mi ha impressionato per tradizioni, cultura, balli, musica, invenzioni, saperi, profumi e costumi senza eguali. Un'esperienza positiva che non è paragonabile a nessun grande avventuriero che si è inoltrato nella vastità dell’Oriente, ma che mi fa pensare al più mitico di tutti, Lawrence d’Arabia che, mentre guidava la carica alla conquista di Aqaba, scrisse: “Tutti gli eroi sognano ma non in modo uguale. Quelli che sognano di notte, nelle pieghe polverose della loro mente, si svegliano al mattino constatando che il loro sogno era solo vanità. Ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché vedono il loro sogno a occhi aperti e possono realizzarlo”.

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