Michael Jackson, il bambino prodigio

di Massimiliano Raso

Da quando è scomparso, da quel maledetto 25 giugno del 2009, ogni anno si tende a far rivivere la sua grande arte. E' stato inventore di stili di danza e seguenze musicali ancora oggi imitate da bravi interpreti contemporanei, alcuni dei quali gli dedicano spettacoli degni di particolari emozioni. Movenze irripetibili e voce magnetica, le sue performance sono indimenticabili: "Dangerous", "Billie Jean", "Thriller", "Smooth Criminal", oppure in "Heal the world" dove chiede di salvare il mondo, di renderlo un posto migliore per l'intera razza umana. Il 25 giugno del 2009, al centralino del 911, una telefonata cambia il corso della storia della musica mondiale: “pronto...ho bisogno di un medico nel più breve tempo possibile” (.) Los Angeles, California, 90077, Carolwood Drive”. A questo numero c'è la residenza del Re del Pop Michael Jackson. Quando i medici dell’ambulanza giungono sul posto, MJ ha un’intossicazione acuta dovuta alla somministrazione di un farmaco anestetico ed un agente ipnotico che si chiama propofol, in concomitanza con l'azione di alcune benzodiazepine. A distanza di anni ancora appare complicata l’attendibilità degli eventi che hanno dato origine a teorie di complotto, la condanna al carcere per il medico Conrad Murray, alle ultime rivelazioni in merito a casi sospetti di pedofilia. La morte di MJ coglie di sorpresa tutti, pure le redazioni giornalistiche che di regola hanno i cosiddetti “coccodrilli”: biografie, informazioni, immagini cui ricorrere in caso di scomparsa di un noto personaggio. Come è riuscito a diventare una stella della musica quel riccioluto bimbo afroamericano? Michael, sin da piccolo, ballava e cantava con l’esperienza consumata di una rockstar, con tutti i suoi aspetti positivi e negativi che comporta una continua ed incessante attività svolta da bambini. A soli cinque anni, infatti, Jackson sostiene il suo primo numero di danza, senza non poche ansie e brividi, forse dovuti alla presenza costante ed ingombrante del padre. Sembrerebbe che Joe Jackson trattasse il figlio come un oggetto in suo possesso. Emblematico un episodio per tale consuetudine paterna: ad un saggio papà Jackson fa un cenno con le dita a Michael che se non si muove a tempo e con i passi giusti “giungerà il castigo”. Un figlio considerato quasi “un carillon che deve sempre funzionare al massimo della resa”. E' stato scritto che "Michael Jackson sintetizza tragicamente sulla sua pelle il dramma dell’infanzia in veste contemporanea". (Luca Scarlini). All'età di 15 anni inventa il ballo del robot per il brano "Dancing machine", composto insieme ai fratelli. “L'intento era quello di fornire alla canzone delle movenze che riuscissero a coinvolgere maggiormente lo spettatore” (cit. dal libro "Moonwalk"). Lo stile di MJ è stato il primo DanceStreet della storia che avrebbe generato migliaia di imitatori in tutto il mondo. Nel 1983 un movimento sulle punte dei piedi, quasi in assenza di gravità, lo rende celebre: è il passo della camminata sulla luna, il moonwalk, precedentemente inventato dall'attore e mimo francese Marcel Marceau poi rielaborato da MJ. Luca Tommassini, intervistato per una rivista di danza, non dimentica queste parole: "Ricordati che quando balli devi sempre avere un segreto negli occhi, devi sempre guardare chi hai davanti e aggredirlo con lo sguardo, come se gli volessi dire qualcosa ma non puoi usare la parola" (MJ). Per alcuni esponenti del movimento b-boying, stile di ballo dei giovani afroamericani, sarebbe un passo laterale che forma un movimento circolare, utilizzando gli stessi principi del cosiddetto Blackslide. Con l'Antigravity lean, il movimento antigravitazionale in Smooth Criminal in cui Michael si inclinava in avanti di 60º, Sidewalk e Skywalk, il Re del Pop e della dancestreet mette alla prova la sua innata vocazione artistica spazzando via ogni concezione di fare arte finora esistente. Michael, riassumendo nella sua vita ogni possibile confusione sull’infanzia, non è riuscito a far altro che costruirsi una bsorta di barriera protettiva architettonica in Neverland, un parco giochi dove credere di essere sempre bambino, un luogo che possa illuminare i sogni di ogni ragazzino, a volte grandiosi e realizzabili, spesso solo immaginazioni infelici che non rispecchiavano la realtà di chi, come MJ, non ha potuto vivere fuori dal palcoscenico. Forse è stato incompreso, umanamente, forse no, lasciato solo nella sua ricchezza materiale non cercando le vere sfaccettature della sua bontà. O forse è stato capito tutto e le recenti novità proveranno a dire un ultima parola sulla vita di MJ. E comunque sono dure le parole dei bodyguard Bill e Javon che raccontano di una solitudine e persecuzione vissuta negli ultimi anni di vita del Re del Pop, un chiaro segno dell’effetto collaterale di chi raggiunge troppo presto la fama, il successo, il denaro, ancor prima dell'amore, dell'affetto, dell'amicizia.

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