La danza come peccato

di Massimiliano Raso

L’idea che Gesù abbia danzato nell’ultima cena invitando i discepoli a tenersi per mano imitando gli astri in cielo, mette i brividi. (testi gnostici del II sec). Spiriti, fantasmi, streghe, è ampio il repertorio delle paure che invadono la scena dell'uomo medievale in cui, secondo lo storico Le Goff, “il corpo è luogo di un paradosso” poiché è sede del peccato. E’ stato sfatato, però, il tabù che vuole il Medioevo un periodo triste e buio, anzi è tutto fuorché culturalmente depresso. Dagli occhiali all'orologio, dalla carta ai bottoni, dalle note musicali fino alla nascita dei primi trattati di danza, abbondano le scoperte artistiche e tecnologiche. Quella medievale è una società improntata soprattutto sulle teorie del Cattolicesimo dove tutto deve essere spiegato ricorrendo alla Fede. Su questa concetto clericale, del resto, è il caso di dire che anche la danza si muove lunga la strada maestra dettata da rigidi schemi religiosi. In pratica per poter ballare bisogna rientrare nei canoni dettati dalle autorità ecclesiastiche. E’ plausibile che siano stati i Padri della Chiesa i primi a scagliarsi contro l’uso del danzare, specie nei cimiteri, nelle parrocchie, durante le processioni, anche se i divieti non sempre venivano rispettati. Le invettive contro il danzare, di fatto, diventano frequenti se Sant'Agostino si esprime in questi toni: "...codesti infelici e miseri uomini che praticano i balli e le danze proprio davanti alle basiliche dei santi, non hanno timore né arrossiscono...". D’altra parte, che la danza sia opera del demonio è un motivo ribadito dai predicatori medievali. Non sono poche, infatti, le immagini efficaci in grado di suggestionare gli animi che mostrano balli in tondo con al centro il diavolo, un possibile rimandando al ballo più diffuso dell’età di mezzo, la carola. L’idea del danzare in circolo, d’altronde, recupera un'antica concezione secondo la quale, girando ritmicamente attorno ad una persona, se ne aveva il possesso. E’ ancora attuale persino nelle società moderne di mezzo mondo questa dimensione sovrumana che ha ispirato pittori e letterati. Nella coreutica medioevale si ritrovano tutti i temi delle civiltà precedenti che spaziano dalla fertilità alla morte, danze affinché si abbiano ottimi raccolti, danze per celebrare le nozze. Continuano, oltremodo, ad esistere le danze mascherate, d’ispirazione macabre, le danze rituali. Va sottolineato, comunque, come il Cristianesimo abbia mostrato un duplice atteggiamento nei confronti della danza sotto forma di spettacolo. Se da un lato il corpo in movimento è oggetto di trasgressione, pertanto perseguibile moralmente, d’altro canto la danza viene utilizzata come mezzo di edificazione e di propagazione della Fede. Gli esseri umani, efficacemente, hanno sempre utilizzato a loro vantaggio la danza, seppur con significati e funzioni diversi a seconda delle civiltà. Si assiste ad una corsa affannosa di Re e Regine, per esempio, che hanno potuto governare grandi masse di persone per mezzo di rituali, feste, matrimoni, banchetti forgiando le coscienze del popolo attraverso proprio lo svago coreutico. A partire dal XI secolo, ad ogni modo, una nuova spinta positiva avviene ad opera delle concezioni di San Tommaso d'Aquino e San Bonaventura. Questo cambio di tendenza avviene perché per i religiosi il divertimento può essere anche utile per il riposo dell'anima. Ad avvalorare tale nuova efficace teoria, una bolla di Papa Eugenio IV, per di più, autorizza lo svolgimento di certe manifestazioni coreutiche, a testimonianza di un atteggiamento positivo della Chiesa nei confronti della danza. Con la scoperta delle Americhe, il “millennio medievale” volge al termine; una nuova concezione dell’uomo, di “rinascita”, vede impegnata la società. La danza sta per entrare a far parte di nuovi vitali spazi, di sfarzo e lusso, d’invenzioni scenografiche e grandi appalti scenici. Presso le Corti Rinascimentali, infatti, la danza acquisisce un ulteriore linguaggio specifico, avviandosi a diventare un vero e proprio genere particolare di spettacolo e intrattenimento sociale. Un fenomeno destinato ad espandersi in forme più elaborate divenendo una delle espressioni tipiche dell’epoca rinascimentale.

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