L’Oriente nella storia della danza.

di Massimiliano Raso


Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, ad Oriente, e vi collocò l’uomo che aveva plasmato.” Nella Genesi, l’Oriente viene descritto come un luogo ricco di fiumi, prati e animali dove Dio fa spuntare dal terreno ogni sorta d’alberi, tra cui quello della conoscenza del bene e del male. Stando alle Sacre Scritture, "ad oriente" verrebbe collocato il giardino paradisiaco che Dio avrebbe creato per far vivere l'uomo fatto a sua immagine. L’Oriente, in effetti, è sempre stato un luogo carico di fascino ed ha ispirato numerosi racconti fantastici. Attraversato da condottieri, naviganti, ladri e schiavi, fu Alessandro Magno, nella sua avanzata verso il centro dell’Asia, a conquistarlo quasi per intero. Il più famoso dei macedoni incontra sul suo cammino città leggendarie come Samarcanda, la Persia divisa in regni dove "vivono splendidi cavalli", fino all’odierna Afghanistan luogo in cui pare abbia sposato la figlia di Dario. La terra da dove sorge il Sole, viene descritta anche dai mercanti Veneziani: terra misteriosa, di mari in tempesta e deserti di predoni. Il grande esploratore Marco Polo racconta di esperienze a contatto con briganti, alla ricerca della 'Via della seta', fino a raggiungere l'impero Khan brulicante di pietre preziose sconosciute in Occidente, spezie e cotone dell'India, giada, seta e nuove invenzioni dalla Cina. Se tutta questa bellezza è stata collocata ad Est del pianeta, come non si può pensare che la madre di tutte le arti non sia nata nello stesso luogo? Il fascino dell’Oriente, in effetti, rimanda inequivocabilmente alle ammalianti movenze delle sue antiche danzatrici, oggigiorno moderne ballerine apprezzate nel panorama dell’intrattenimento artistico. Ed è possibile ipotizzare, secondo ricostruzioni antropologiche, che la madre di tutte le danze, dunque, risieda proprio in Oriente, nelle pratiche rituali coreutiche dei culti mesopotamici dei millenni VI-II a.C.. Consuetudini propiziatorie quali la fertilità, d’altronde, dimostrano come la donna si preparasse al parto, fortificando fianchi e addome, ricavando movenze imitative nei ritmi della natura, o innescando esercizi sessuali, nelle vibranti passioni corporee. Storicamente, antiche forme primitive di danze di gruppo, che lasciano intuire quali atteggiamenti abbiano avuto i popoli antichi d'Oriente nei confronti del muoversi ascoltando il mondo esterno, sono state rinvenute nelle rocce scolpite presso Bhimbetka, un sito archeologico che si trova nello stato indiano del Madhya Pradesh risalenti a circa 10.000 anni fa. Altri interessanti ritrovamenti, invece, collocano la danza in Oriente a statuine “dal ventre fertile” databili addirittura a 20 mila anni fa, come la Venere Laussel, esempio primordiale di femminilità dai fianchi larghi. Ha scritto Plinio il Giovane: “Fortunati coloro ai quali gli dei hanno concesso il dono di compiere cose degne di essere raccontate…”.Le donne dell’antico Oriente, quindi, praticano una sorta di danza istintiva che le stimola a padroneggiare con movimenti energetici, dalla creatività alle emozioni, che diventano un mezzo di comunicazione e di espressione del proprio sé. Attitudine che nei tempi contemporanei è andata via via scemando favorendo maggiormente la teatralità di certe gestualità. Gli uomini primitivi, che avevano una scarsa capacità del linguaggio verbale, introdussero gestualità efficaci che nel tempo diventarono consuetudini, un chiaro esempio di come esprimere i diversi stati d'animo. La danza orientale continua a narrare di un esotismo erotico, di un Oriente misterioso e seduttivo, allegorie che si realizzano nella bellezza della danza e delle sue moderne rappresentanti.  E sono molte nella nostra epoca le donne occidentali adornate all'orientale, in pose danzanti, a sottolineare come questo affascinante Oriente sia più che mai vivo e indispensabile al mondo intero.

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