Il Tango, un mistero che unisce

di Massimiliano Raso

“Ogni volta che sento dal marciapiede, dalle scale, dall’androne venirmi incontro le note d’un Tango, mi sento accolta, chiamata, voluta come quasi niente e forse nessuno m’ha mai voluta”. Nella contraddizione che vuole il Tango "un ballo semplice, ma non facile", Carlos Gavito dice il vero e, in parte, spiega anche le apprensioni di una principiante in “Lezioni di Tango di Anna Mallamo. L’Italia è il paese in Europa dove il tango è più diffuso, insieme a Germania e Francia, forse perché, stando al "Rapporto Italiani nel Mondo 2011", “il Paese con più italiani è l’Argentina…”. La sua diffusione passa anche attraverso il cinema, per esempio, grazie ad un Rodolfo Valentino che ne “I quattro cavalieri dell'apocalisse” interpreta una versione melodrammatica di amore e di guerra in divisa da gaucho mentre balla un tango che sarebbe entrato nell'immaginario collettivo di intere generazioni. E’ nei vicoli di Buenos Aires, almeno così ci piace credere, che alla fine dell’Ottocento vede la luce l’affascinante magia danzante del Tango. Le prime famiglie di europei sbarcate in Sudamerica, soprattutto italiani, trovano condizioni di vita dure; spesso gli emigranti sono costretti a vivere in quartieri malsani, a volte costruiti dal nulla come gli '"Orilla", rinforzando quel sentimento di tristezza ancora presente nei contenuti musicali del tango. Lo scrittore Ernesto Sabato, a tal proposito, scrive : “La crescita violenta e tumultuosa di Buenos Aires, l’arrivo di milioni di esseri umani pieni di speranze e la loro quasi invariabile frustrazione, la nostalgia della patria lontana, il risentimento dei nativi contro l'invasione degli immigrati, (…), l’impossibilità di dare un senso sicuro all’esistenza, (…), tutto ciò si manifesta nella metafisica “tanghistica”. Verosimilmente, alcuni balli di matrice afro-latinoamericana trovano terreno fertile proprio nell’indigenza, nella povertà, nell'ambito della prostituzione, per poi svilupparsi ed evolversi. Se inizialmente il Tango viene danzato tra uomini soli, “a dieci centesimi il giro compresa la dama” (Borges), in una società d’immigrazione nella quale mancano le donne, il Tango di coppia giocherà molto sull'improvvisazione. Sin dagli inizi del Novecento, comunque, molte delle musiche maledettamente nostalgiche, vengono enfatizzate da nomi di compositori di chiare origini italiane: Aníbal Troilo, Juan D’Arienzo, Carlos Di Sarli, Osvaldo Pugliese, Francisco De Caro e il direttore d’orchestra Astor Piazzolla che aveva il padre pugliese. Negli utimi anni, in Italia la voglia di Tango sembrerebbe essere diventata una vera e propria malattia: scuole, milonghe e festival sono all'ordine del giorno; si assiste, inoltre, ad una variante facilitata nella Kizomba, dove il limite tra elementi musicali e coreutici sono quasi irrilevanti; continuamente a rischio standardizzazione, si vorrebbe imbrigliare il Tango, ballo erotico e passionale, inquietante e malinconico per eccellenza, in freddi schemi sportivi e similari. Sembrano più che mai attuali, ad ogni modo, le parole di Carlos Gavito, il più grande tanguero del mondo, quando scrive che: “Il segreto del tango sta in quell’istante di improvvisazione che si crea tra passo e passo. Rendere l’impossibile una cosa possibile: ballare il silenzio”. Il Tango, infatti, è tanto estetico quanto spirituale, dolcezza e forza sono in perfetto equilibrio tra loro, mentre musica e poesia trasmettono stati d’animo di profondo amore. Va sottolineato, insomma, che nella vita come nella danza, anche il Tango sa trasmettere una sua idea di esistenza: una sorta di ricerca della nostra libertà interiore ed esteriore, consci, però, che qualche volte può dividere, molte altre unire, ma che osa farlo sempre e comunque, con tutta la sua ubriacatura musicale, storica e culturale. 

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