I ballabili anni novanta

di Massimiliano Raso

Chi da ragazzo ha avuto la fortuna di vivere gli anni novanta, ha sperimentato una moltitudine di generi musicali tra i più svariati tra loro. Era il 1990, l'anno si apre con i mondiali di calcio che si giocano in Italia. A Gianna Nannini è affidata la responsabilità di cantare quello che poi sarebbe divenuto uno dei primi tormentoni da ballare: un’estate italiana. Sin dai primi anni della decade, la musica House, la Techno e l'Hip Hop rivisitano e sperimentano brani del passato con sonorità che diventano modello di vita dei giovani di allora. Tra i generi più apprezzati si fa strada la musica dance, probabilmente la regina degli anni novanta; sono pietre miliari, infatti, brani quali Just Get Up And Dance di Afrika Bambaataa, Rhythm is a Dancer degli Snap, Get Ready for this dei 2 Unlimited e per essere più patriottici “Hanno ucciso l’uomo ragno” degli 883 formato da Max Pezzali e Mauro Repetto. Un successo che potrebbe essere ascritto al solido sostegno e all'ottima promozione di programmi radiofonici dedicati. A tal proposito, il critico musicale Evan Eisemberg scrisse: “dove la radio unisce, i dischi dividono: vanno bene per una società in cui ognuno è occupato ad inseguire i propri sogni”. A dire il vero, nel clima culturale che si respira negli anni novanta, le discoteche suonano musica concepita ancora come evocativa proprio nel vinile che aveva in passato “intercettato e alimentato le trasformazioni culturali della società contemporanea con un’efficacia straordinaria”. Gli anni novanta hanno sempre rivaleggiato con i leggendari anni 80 in termini di decade d’oro della musica, comportandosi peraltro decisamente alla pari. Il fenomeno delle boy band come i Take That e i Backstreet Boys, il loro riflesso femminile Spice Girls, la musica grunge che porta alla ribalta i Nirvana, l’aumento delle etichette discografiche specializzate nella musica da discoteca, lo conferma ampiamente. Nell’estate del 1990 viene approvata la nuova legge Mammì, l’apparato di diffusione dei programmi radiotelevisivi diventa d’interesse generale laddove, però, la televisione lascia spazi sempre più vuoti d’intrattenimento, per esempio dai varietà scompaiano le sigle con i corpi di ballo e le grandi coreografie. Ma è un periodo in cui s’incrociano, si scontrano e si fondano motivi e interessi culturali, storici e musicali tra loro diversi. L’Italia di fine millennio sta cambiando: è quasi scomparsa la Vespa, quell’amato mezzo di trasporto che veniva celebrato nella pellicola "Vacanze romane"; stanno scomparendo le cassette musicali, i walkman, lo stereo in automobile; la brillantina nei capelli non la usa più nessuno e i vecchi piatti stanno per lasciare spazio alla tecnologia multimediale. Anche l’urbanistica di molti centri abitati arricchisce il proprio tessuto architettonico e paesaggistico di ambiti ricreativi dove sperimentare forme di divertimento di quella che può essere definita la "nuova socialità". Fenomeno musicale da ballo di metà decade va sotto il nome di Salsa che rimpiazza ogni ritmo fino ad allora conosciuto, sia esso il merengue o il cha cha cha. A ritagliarsi spazi musicali sempre più appetibili, inoltre, gli arrangiamenti “ballabili” seguono all’ondata dei ritmi latini destinati a sostituire gli ancora intramontabili balli di gruppo; lo si apprezzerà, o meno, nei futuri ritocchi digitali nella lambada dei Kaoma rivisitata da Jennifer Lopez col singolo On the Floor, oppure Don Omar che pubblicherà il suo remix sotto il titolo di "Taboo" per stravolgere la Vida loca di Ricky Martin. Dell’imperfezione sonora prodotta da un disco, non si ha più traccia; internet, il web, il futuro dei social cambieranno la società italiana radicalmente nelle sue abitudini, e la memoria storica della romantica generazione anni novanta sarà solo un lontano ricordo.

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