Ballare nell'antica Grecia

di Massimiliano Raso

La Grecia è il luogo dove hanno avuto origine la tragedia, la commedia, il pensiero filosofico antico di cui i maggiori rappresentanti sono stati Socrate, Democrito, Platone, Aristotele. Patria di Tersicore, una delle nove muse della mitologia greca il cui nome viene dalla parola mi piace e danza, la ninfa si presenta ammaliante, bella, coronata d’alloro, vestita con l’abito lungo dei suonatori di cetra nell’atto di trarre accordi con le dita affusolate dal suo strumento. La Grecia vi si abbandona letteralmente alla danza, senza freni inibitori. Danze religiose, civili, pubbliche, private, di guerra, la danza viene percepita come espressione di un "movimento controllato delle membra secondo degli schemi e dei ritmi". Scavi archeologici, raffigurazioni sulle anfore, i “Temi di Simposio” di Plutarco, la “Dialettica per la danza” di Luchianòs, hanno permesso di capire quanto i Greci prendessero in seria considerazione l’attività coreutica. Paradossalmente, alcuni autori ci hanno tramandato anche allusioni ironico-umoristiche: “è l’abilità di Pirro nella Danza che ha preso Troia e l’ha fatta cadere”. Era così importante danzare, insomma, che secondo il pensiero greco, la danza non poteva prendere parte neppure ai giochi olimpici, perché nessun premio era degno per essa. Nel corso dei decenni i Greci creano un canone classico, segno di un destino che influenzerà l'arte occidentale, persino quella dell'Oriente. Le prime forme di danza in Grecia, del resto, riproducono schematizzazioni di matrice afro-asiatiche. Nascono danze tradizionali mascherate e imitative, accompagnate da musica suonata su lire, flauti, strumenti di percussione come tamburelli, cembali e nacchere. Si mettono in scena le prime danze grazie all’abilità delle donne greche, famose per la loro bellezza. Si danza in cerchio, anche se femmine e maschi sono separati, come prevede la divisione tribale. Portatrici di sinuosità corporee, specialmente nel culto delle mènadi, folli danzatrici prese dall'ebbrezza sacra, le donne danzano una gestualità di richiami a significati connessi all'animo umano. Nelle città della Grecia antica prende piede l’insegnamento della danza fin dalla tenera età. Diventa essenziale per un giovane avere un tipo d’istruzione basato sul saper danzare, sull’apprendimento delle nozioni di danza. Ad Atene, per esempio, i più ricchi prendono lezioni private di danza, musica e poesia da famosi maestri, mentre a Sparta si pratica la “Gimnopedies”, danza simile alla ginnastica ritmica moderna. Presumibilmente era la danza per eccellenza degli Spartani che ballavano ogni anno al centro dell’Agorà che mima le mosse del lottatore senza armi. I Greci hanno coltivato, inventato e tutelato la danza considerandola una cosa sola con la musica. Quanto sia rimasto di quel carattere non spettacolare, di quella grande funzione sacrale che spinse i Greci a ritenere la danza un regalo degli Dei è difficile dirlo. Festa, amore, magia, spetta alla Grecia moderna, e all'umanità intera, ereditarne l'enorme patrimonio culturale. Soprattutto è importante continuare l’opera di valorizzazione e tutela della sua storia millenaria che ha influenzato tutti i popoli del mondo contemporaneo.

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